Tav tra Liguria e Piemonte
Il Cociv blocca i lavori in due cantieri:
è stato trovato l’amianto!
Come ci informa dettagliatamente il quotidiano genovese Il Secolo XIX di Venerdì 22 gennaio 2016, sono stati sospesi i cantieri per la realizzazione del tunnel del Tav tra Liguria e Piemonte, in quanto è stato trovato amianto in quantità ben superiore il limite di legge. I cantieri bloccati sono il numero 3, situato nei pressi della località Cravasco, nella parte ligure e il n.4 in Vallemme, sul versante piemontese, in provincia di Alessandria. Il Cociv, nel suo comunicato ufficiale parla di una sospensione di alcuni mesi delle gare d’appalto per questi 2 cantieri. Un ulteriore stop ai lavori per un’opera da 6 miliardi di euro e che per molti cittadini e per molti comuni è stata più volte criticata per la reale utilità sociale e per i danni ambientali. Naturalmente si sprecano i ricorsi al Tar e alla magistratura da parte delle società e degli enti coinvolti alla costruzione della linea ferroviaria e i municipi e i comitati contrari a questa opera dalla opaca utilità. Il punto principale per i costruttori e per lo stato, che sponsorizza la mega opera, è che queste continue fermate rischiano di far lievitare i costi dell’opera, poiché per riprendere i lavori in sicurezza ambientale occorrerà spendere ulteriori somme per la realizzazione di camere di decontaminazione all’imbocco delle gallerie, potenziare ulteriormente i sistemi di aspirazione per la messa in sicurezza degli operai e degli abitanti delle zone dove avvengono i lavori. Chi pagherà questi costi aggiuntivi? E mentre le istituzioni preposte, il consorzio fautore dell’opera e i vari committenti stanno litigando su chi deve sostenere le ulteriori e per niente minime spese, tutto resta fermo. A decidere il blocco dei cantieri è stato il Comitato Direttivo del Consorzio Cociv il 23 Dicembre 2015, ma la decisione è stata resa pubblica solo il 19 Gennaio 2016, quasi un mese dopo. Questo tempo tra la decisione dello stop ai lavori e la sua pubblicazione è senz’altro indice della grave frattura che si è determinata all’interno dello stesso consorzio tra i fautori oltranzisti di questa opera pubblica, pressati dai grandi monopoli e dagli accordi commerciali molto proficui, e coloro che, di fronte ai gravi risultati che evidenziano la presenza di amianto, stanno facendo marcia indietro sulla possibilità reale di realizzare questa opera. La stessa comunicazione del Cociv evidenzia queste fratture e, al tempo stesso, rimarca la gravità per la salute dei lavoratori e delle comunità coinvolte dai cantieri. Proprio per questa notevole gravità che sembra compromettere tutta l’opera, il Cociv scrive, quasi a mettere le mani avanti: “È consentito ai concorrenti la facoltà di ritirare la propria candidatura alla gara d’appalto e l’offerta presentata senza alcun onere, svincolandosi in tal modo dall’impegno a mantenere valida e vincolante l’offerta presentata per almeno 180 giorni” e, “in caso di eventuale ripresa della procedura della gara di appalto, Cociv provvederà a chiedere ai concorrenti che non abbiano esercitato la facoltà di ritirare la propria candidatura e l’offerta e che intendano partecipare alle successive fasi della procedura, il rinnovo dell’impegno a mantenere valida e vincolante, nonché il rinnovo della relativa cauzione provvisoria”. In tal modo il Cociv libera tutti dagli impegni sino ad allora presi. Una ulteriore dimostrazione che questo blocco dei lavori è più serio del previsto. A noi questo stop ai lavori del Cociv sembra la scoperta dell’acqua in mare, perché è ormai da tempo che il movimento No Tav ligure e piemontese sostiene l’esistenza di grandi quantità di amianto nel sottosuolo e nelle rocce, dove dovrebbe passare la Tav, ben superiore ai limiti di guardia previsti dalle leggi vigenti, con grave danno alla salute degli abitanti delle zone coinvolte e dei lavoratori dei cantieri stessi.
Ancora una volta, in nome del profitto di parte di alcuni monopoli, con la complicità di una casta politica, insensibile alle istanze della stessa gente che gli ha dato il voto, si è voluto dare avvio ad una mega-opera che era stata denunciata pericolosa per le tracce di amianto riscontrate. Ma non si è voluto ascoltare la vox populi. Ed ora, ci si trova con i cantieri fermi, stanziamenti bloccati e una previsione di spesa molto più elevata rispetto alle aspettative iniziali, con il rischio di compromettere il tutto, con grave spesa ulteriore per le già deficitarie casse dello Stato.
Questa situazione evidenzia, una volta di più, la miopia politica di una casta autoreferenziale e mera appendice dei poteri forti che della salute e il benessere dei cittadini e dei lavoratori non gliene può fregar di meno. Una casta politica tutta protesa, nel nome di un falso progresso, evidente a tutti, a intascare profitti per sé e per i propri amici imprenditori, a discapito dell’ambiente e della salute dei cittadini e dei lavoratori.
Certamente qualcuno potrà obiettare che è meglio investire in una linea ferroviaria che in un’autostrada, per l’inquinamento automobilistico che quest’ultima produrrebbe. Non facciamoci ingannare con questo tipo di discorsi. La Tav non trasporterà merci, ma passeggeri di classe medio-alta. Con gli stessi enormi capitali impiegati per realizzare la Tav si poteva ristrutturare e modernizzare le linee ferroviarie preesistenti, senza intaccare ulteriormente l’ambiente, ma migliorando i trasporti locali di tutti i cittadini che quotidianamente sono costretti a utilizzare il treno per recarsi al lavoro e favorire così maggiormente il movimento di masse con il treno ed evitare per molti l’utilizzo dell’inquinante automobile. Questa più ragionevole soluzione non soddisfa gli appetiti dei monopoli edilizi che partecipano alla costruzione della Tav, non permette un giro maggiore di mazzette e di speculatori intermediari, come invece agevola la costruzione di una mega-opera come la Tav. Inoltre, una soluzione più ragionevole, che evitasse la costruzione della Tav, vede, senz’altro, l’opposizione dei fabbricanti d’automobili e dei petrolieri che, nel maggiore uso delle automobili inquinanti a benzina e a gas, hanno fatto e vogliono continuare a fare lucrosi affari, sempre a discapito della salute dei cittadini.
Silvano Ceccoli
Circolo Culturale Proletario di Genova
Gennaio 2016